Alessio durante l'ascesa alla Stentaria

Stentaria: La Sfida delle Pendenze Folli

Oggi vi racconto della mia avventura con l’insuperabile amico Simone e il prode Lucian.

L’idea era di fare il bellissimo anello delle malghe di Sauris con il pretesto di affrontare la durissima salita della Stentaria (un nome un programma). Con l’aggravante del fatto di aver pochissimo allenamento sulle gambe, dato che mi stavo preparando tecnicamente solo per la pumptrack e avevo messo da parte i giri pedalati nell’ultimo mese.

Però ogni lasciata è perduta, così ho colto la palla al balzo e mi sono cimentato in questa nuova avventura!

Il ritrovo era a Villa Santina, in un parcheggio bello ampio e ben visibile, non isolato. Comodo per lasciare l’attrezzatura senza troppi pensieri. Mentre aspettavo gli altri due mi sono messo a fare riscaldamento impennando qua e là nel parcheggio.

Lucian dopo anni e anni che non lo vedo, arriva con il suo nuovo Caddy grigio lucido spumeggiante!
Ma attenzione! Dal sedile del passeggero spunta anche un Simone selvatico.

Ci salutiamo, tempo di prepararsi e metto subito in chiaro una cosa << Ragazzi, ho un disperato bisogno di una 🥐 >> la sveglia presto ed erano già passate 3 ore dalla mia colazione, l’avventura non era nemmeno cominciata che il mio stomaco già brontolava.

Imbocchiamo la ciclabile che porta ad Ovaro, bellissimo tratto che consiglio di fare a tutti! Man mano che ci avviciniamo al paese sento che la pressione nel mio copertone anteriore se ne sta andando… il tempo di arrivare al bar che avevo la ruota a terra.

Nonostante fosse un piccolo foro, il lattice con i grumi non riusciva a tapparlo. Così Simone mi ha brutalmente conficcato un vermicello per tagliare la testa al toro e non perdere ulteriore tempo. Il copertone poi ha tenuto saldamente per tutto il resto del giro. Bravo Simo! 👏

Ne approfittiamo per una breve chiacchiera al bar e poi ripartiamo con grinta verso Mione e poi in direzione Col Gentile. La salita si fa subito sentire, per fortuna avevo qualche kcal in più da bruciare grazie alla miracolosa brioche del bar.

Ci fermiamo in occasione di un ultimo punto fontana prima di salutare 2 allegre signore sedute su una panchina ombreggiata, per poi invitarle ad unirsi a noi, ma loro gentilmente declinano. Sicuramente avevano più gamba di noi e non volevano farci fare brutta figura. Anche questa volta ci è andata bene.

Dal piccolo borgo la strada si inerpica sempre di più finché la pendenza lascia poco ben sperare per gli 8Km di inferno che ci attendono.

E così ha inizio la salita più dura che abbia mai fatto, pendenze oscene che per l’amor di dio avevo anche già affrontato (anche punte del 35%) ma per così tanti Km e così sostenute era la prima volta.

Ho fatto un voto a me stesso: dovevo arrivare in cima alla selletta dell’omonimo Monte Forchia senza mai mettere il piede a terra!

Così il silenzio è calato nel gruppo, ognuno ha preso il suo ritmo e via, ognuno si è celato nella propria solitudine nel tentativo di concludere con successo questa sfida!

La mente vagava durante la fatica, le frasi più ricorrenti erano <<ma chi me lo ha fatto fare>> ogni tanto diluite da un <<ah.. ma può salire ancora di più?!>> e da <<mio dio non molla mai, è assurdo!>>.

Ma quello che conta davvero era <<tengo duro, arrivo in cima costi quel che costi!>> dovevo vincere la sfida e per farlo dovevo battere mente e corpo che cercavano di ingannarmi tutto il tempo!

Ad un certo punto ho smesso di pensare. È stato meglio. Mi sono concentrato solo sul respiro, che diventava sempre più affannoso a ogni pedalata. E intanto quelle goccioline di sudore non volevano staccarsi dal mio mento, finché cadevano sul manubrio come piccole esplosioni.

Ecco, ero come una gocciolina di sudore sospesa, ostinata a resistere alla forza di gravità

Ad un certo punto Lucian mi ha pure raggiunto, superato e poi l’ho ripreso perché non volevo perdere la mia seconda posizione. Simone ormai era irraggiungibile.

La strada ad un certo punto diventa petonata, con i solchi per gli scoli e tra pendenza e difficoltà del terreno, stavo per cedere fisicamente… era l’ultimo immane sforzo. Vedevo Simone salire lontano davanti a me e la selletta era proprio lì! Ce la posso fare mi son detto!!

A metà subentra un crampo terribile al vasto mediale destro, cerco di concentrarmi il più possibile sulle respirazioni per compensare con l’ossigenazione dei muscoli e fino ad un certo punto ha funzionato, finché non mi ha preso il crampo pure sul sinistro.

A quel punto non sono più riuscito a concentrarmi bene ma poi non so come, con la forza della disperazione, ho ritrovato l’equilibrio psico-fisico e sono riuscito a procedere come una lumaca fino al punto in cui la pendenza molla un pochino.

Ho rallentato per prendere dei bei respiri e poi via tutto d’un fiato fino alla cima.

Ce l’ho fatta! Ho persino impennato un pochino, o almeno con le forze che avevo ci ho provato, per godermi appieno questa vittoria personale! Simone era lì che mi incoraggiava.

Il panorama ripagava tutte le fatiche, il vento soffiava forte e gelido. Ma io mi sentivo davvero bene, le gambe invece un po’ meno!

Lucian mi raggiunge poco dopo, e per assurdo si ferma per neanche un minuto in cima e scappa infreddolito in discesa dimenticandosi di contemplare tutto questo ben di dio. Non sa proprio cosa si è perso.

Abbiamo poi proseguito per Casera Forcje dove c’erano diverse bestie al pascolo, in lontananza sentivo belati. Per un attimo pensavo fosse Lucian, perché con una foga incredibile persino dopo quella salita, continuava ad arrampicare come una capra impazzita ad una velocità impressionante!

L’obiettivo era arrivare a Malga Pieltinis passando prima per Malga Gerona, che era ancora ben lontana da noi e diversi sali scendi ci attendevano.

In tutto questo i crampi si fecero sentire sulle prime rampe per Malga Gerona dove mi ha costretto ad un 10m di pausa e stretching forzato. Ne ho approfittato per bere molta acqua e mangiare una barretta al cioccolato.

I panorami che si stagliavano lungo questa strada erano magnificenti, mi hanno dato le forze di cui avevo bisogno per continuare. Vedo in lontananza Malga Pieltinis e infine Lucian che mi fa un cenno con la mano. Ci fermiamo per una meritata pausa: salame, formaggio fresco di malga e coca cola!

Un bambino che avrà avuto 8 anni si avvicina al tavolo e ci porta su di un vassoio tutto il ben di dio che avevamo ordinato. Il posto è veramente bello e tipico, ve lo consiglio vivamente! Lucian ne ha pure approfittato per comprarsi una bella fetta di formaggio da portare a casa.

Questo pit stop ci voleva proprio, ci ha dato le energie per proseguire alla grande.

Il sentiero di salita per arrivare in cima al monte Rinder Perk era veramente interessante, salita tecnica non troppo complicata, bella vista e a seguire un bellissimo single track che ci riporta molto velocemente a Sauris di Sotto.

Il single track non presenta tratti troppo complicati, ci sono due punti che ricordo molto ripidi con radici importanti e qualche schianto qua e là. Ma tutto sommato è fattibile e divertente. Purtroppo non me lo sono goduto appieno perché fisicamente ero abbastanza kaputt per via della fatica accumulata.

A questo punto non ci rimaneva far altro che scendere in picchiata fino ad Ampezzo, ci siamo fermati per scattare una rapida foto del lago, le cui acque sono alimentate anche grazie al Tagliamento.

lago di Sauris

Impressionante è la forra del Torrente Lumiei che si staglia sotto di noi, abbiamo sporto il naso oltre il parapetto per osservare la natura che si celava sotto di noi. Faceva veramente impressione.

Una volta scesi ad Ampezzo, improvviso una piccola deviazione lungo un tracciato XC che ci porta nei pressi del parco Lumina Milia. Single track magnifico che scende fino a Il Pocion questa pozza d’acqua che sembra una piscina, con tanto di trampolino.

Purtroppo il Torrente Teria ha eroso gran parte del sentiero di ricollegamento e pertanto ci è toccato fare qualche magheggio per passare e riprendere poi il sentiero.

Con questa piccola deviazione abbiamo avuto modo di provare anche il “bike park” di Ampezzo e abbiamo fatto la linea blu per sfizio. Ci sembrava la più visibile. L’erba era talmente alta che non si vedeva nemmeno cosa ci fosse sotto.

Poi non ci restava altro che la lunghissima strada che portava fino a Villa ma passando prima per Enemonzo. Arrivati al parcheggio la nostra avventura è così terminata.

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