Stefano e Simone sul Balcon di Provezi

Moggio Udinese: Un Rinfrescante Percorso Kneipp in MTB


Tra Panorami Mozzafiato e Sentieri Avvincenti

Oggi vi porto a Moggio Udinese, fa veramente freddo e alle 08.30 c’è ancora un pallido sole, per lo più un sottile strato di ghiaccio ricopre tutti i prati in ombra. Il ritrovo è nel parcheggio di fronte al campo sportivo.
Ecco che arrivano i miei due amici Stefano e Simone, pronti a partire per una nuova avventura in sella ai nostri frontini da cross country.

Ci attendono due belle salite, di cui la prima la conosco già dato che l’ho affrontata in almeno altre due occasioni con la biammortizzata. Diversamente dal classico giro sul Monticello però, vireremo sulla discesa che ci porta nella forca di Moggessa.


Ma prima di cominciare questa nuova pagina di diario, voglio sfoggiare un aforisma che mi è piaciuto molto e che rappresenta uno degli spiriti guida delle mie avventure:

E questa nostra vita, via dalla folla, trova lingue negli alberi, libri nei ruscelli, prediche nelle pietre e ovunque il bene.

William Shakespeare

Balcon di Provezi

Incominciamo a pedalare verso Borgo Travasans per scaldarci un po’, per fortuna tutta la prima salita è al sole.
Aimè invece oggi sono un po’ fiacco e la salita che facevo anche con bici più pesante, quest’oggi mi pesa parecchio sulle gambe. Considerando che è una salita tecnica con pendenza media del 15%~ di 3Km con 500D+. Ah dimenticavo, ho un bel raffreddore sulle spalle e sono pure anemico in questi giorni.

Con una buona dose di forza di volontà mi abbarbico su questa ripida salita, una bella sfida che mi motiva a non fermarmi mai. Almeno così mi ero imposto a me stesso, ma in realtà mi son dovuto fermare due volte per recuperare un attimo le forze ma bene o male l’ho portata fuori con dignità.

Arrivati quasi in cima c’è un bivio e noi proseguiamo verso Balcon Provezi, un umile punto panoramico ma bellissimo che da verso la valle sottostante. In lontananza mi accorgo subito della presenza della mia amata Amariana che fa di tutto per farsi notare.

Qui facciamo un break per mangiucchiare qualcosa e recuperare nuove energie e scattare qualche foto ricordo.

Forca di Moggessa: la cappella votiva

Dopo la nostra piccola pausa ci fiondiamo a capofitto in una ripidissima discesa su un sentiero molto stretto e tortuoso, che nonostante tutto, permette una agile conduzione delle nostre biciclette.

Purtroppo però il terreno era così duro per via del freddo che i copertoni tendevano a slittare continuamente, anche se visibilmente il terreno non lo dava a vedere. Quando frenavo però in maniera decisa sentivo la bici slittare sotto di me e questo è stato fin da subito un forte campanello d’allarme, anche perché il ripido sentiero non mi aiutava in tutto questo.

In qualche modo giostrando i pesi del corpo e con una conduzione al limite della mobilità, dato che non avevo un reggisella telescopico, sono riuscito a gestire la discesa senza incorrere in incidenti. Non posso dire però lo stesso di Stefano che ha deciso di fare una piacevole capriola sul prato e Simone invece, che impavido, ha deciso di affrontare un ripidissimo tratto senza pensarci due volte. Un piccolo attimo di esitazione e lo ha fatto sbagliare facendolo appoggiare a terra. Io invece sono stato un po’ più conservativo e pare che non era così sbagliata come idea visto gli espedienti dei miei due amici.

Eccoci finalmente arrivati al termine della prima discesa che si conclude a ridosso di una piccola cappella votiva subito dopo la Forca di Moggessa.

Tratto esposto e suggestivo in località Planaz

Piccola pausa contemplativa di questo tunnel alberato e proseguiamo verso Ovest, seguendo la bellissima strada romana che finirà poi per diventare un interessante e divertente sentiero tecnico che metterà a dura prova le nostre braccia. Per fortuna il sentiero è bello largo e permette di scegliere molte linee creative e io mi sbizzarrisco improvvisando il mio flow.

Ad un certo punto sbuchiamo dal sentiero e si apre la valle davanti a noi. Mi ritrovo in un traverso esposto molto affascinante che serpeggia lungo un tratto di roccia che non sembra molto affidabile ma tant’è che dobbiamo passare di lì.

Mi soffermo per qualche foto e vedo Stefano che rallenta titubante su un tratto di sentiero rovinato, in corrispondenza di un punto di scarico slavina, in lontananza sopra di lui sento la roccia muoversi e sassi che rotolano. Non esito a urlare di sbrigarsi a percorrere il tratto, perché non mi ispirava molta fiducia e sembrava piuttosto pericoloso.

Guado sul Rio Moggessa

La divertente discesa tecnica, che fa seguito a quest’ultimo tratto non presta particolari difficoltà, ci sono diverse rocce con gradoni e qualche canaletta, in un paio di punti ci sono lastre di ghiaccio ma sono facilmente bypassabili.
Nonostante questo il trail permette di guidare bene la bici, anche se risulterà un po’ fisico in quanto si va ad ammortizzare moltissimo con le braccia in questo tratto.

La discesa ci porta a capofitto fino ad un canalone in cui il Rio Moggessa che si affianca a noi da destra, rispetto alla discesa, si tuffa nelle limpide acque del Torrente Glagnò. Quest’ultimo tratto è superbo davvero molto wild.
Purtroppo il canalone in quest’ultimo tratto è molto rovinato data la sua conformazione, e pertanto per affrontarlo in maniera sicura serve una bici biammortizzata dato che il terreno è inconsistente e friabile, e se ci aggiungiamo pure la forte pendenza, la frittata è presto fatta.

Torrente Glagnò: Un Rinfrescante Percorso Kneipp in MTB

Con un po’ di pazienza e usando sapientemente la bici come una piccozza, riesco a farmi strada nel canalone fino al punto in cui finalmente spiana e torna a farsi vedere il bosco adiacente al Torrente Glarnò.

A quel punto posso tirare un sospiro di sollievo. Ultimo tratto in sella fino all’imbocco della spiaggetta! Io e Stefano non vedevamo l’ora di fare una kneipp therapy al naturale sul torrente. Se dovesse capitare anche a voi lo consiglio vivamente, magari verso fine giro, un toccasana per la circolazione!

Guado del Torrente Glagnò in MTB

E ascolterò le parole del tuo cuore come il ponte ascolta le storie del fiume.”

— Fabrizio Caremagna

Valle del Glagnò

Il sentiero 417 che risale la valle del torrente Glagnò è davvero comodo e intrigante ed è ciclabile al 90%. Il tratto del passaggio della ferrovia è il più bloccante di tutto il percorso ma niente di ché ecco, qualche gradino con la bici in mano e abbiamo risolto il problema. Devo dire che era parecchio che non passavo di qua. Di recente hanno fatto manutenzione sul tratto successivo alla ferrovia, dove hanno spianato parecchio il sentiero. Evidentemente è franato in seguito alle forti piogge. Il resto è rimasto bene o male invariato.

Il sentiero sfocia a Campiolo Alto un piccolo borgo allo sbocco della valle del torrente e una scalinata finale attraversa il piccolo borgo di case. I mitici Stefano e Simone con una grinta pazzesca hanno attraversato anche la scalinata di fine sentiero, in sella alla loro bici!

Appena fuori dal borgo si trova una fontana con acqua potabile che ci è servita per rabboccare le borracce.

Stavoli Stivane: una finestra sulla Val Aupa

Da Campiolo Alto rientriamo a Moggio per poi fare ancora un ultimo allunghino per chiudere con un dislivello totale di 1200m circa. Sto parlando della località Stavoli Stivane, si trova alla sinistra orografica del Fiume Fella. Per raggiungerlo in bici subito prima della fine del ponte di Moggio, si procede contromano e si passa dietro al guard rail e si prosegue dietro la casa. Ora dobbiamo attraversare la statale e questo spot offre una discreta visuale per il traffico e rapidità attraversiamo la strada svoltando a sinistra per poi salire subito a destra in prossimità di un cartello con indicazioni “MTB”.

Un comodo spiazzo identificato da un cartello tematico, ci permette di cambiarci per affrontare l’ultima salita. Una volta giunti agli stavoli e conquistata anche l’ultima salita, non ci aspetta altro che la discesa finale. Quest’ultima inaspettatamente ci regala un bel panorama sulla Val Aupa: si intravedono le cime di Monticello, Zuc del Bor e Chiavals. Scendiamo rapidamente per Borgo Cros attraverso il divertente single track che taglia tutti i tornanti, fino a raggiungere il famoso ponticello di Povici di Sotto che da sul Torrente Resia.

Da qui inevitabilmente non ci resta altro che rientrare verso Resiutta per poi tornare alle macchine che avevamo lasciato a Moggio seguendo la statale.

Conclusione

Giro molto bello e tecnico ma adeguato per un frontino devo dire, anche se per farlo richiede una giusta dose di esperienza alle spalle. Perché i tratti tecnici in salita e discesa non mancano di certo e si fanno sentire. Il guado per rientrare a Campiolo Alto, grazie alla sua crioterapia naturale è un vero toccasana per i muscoli, vi darà la giusta carica per affrontare il rientro a casa.

Il paesaggio è magnifico, caratterizzato da un bellissimo bosco adornato di faggete, carpini e pini neri. Per non parlare dei torrenti e rii che dimorano in queste valli. Merita di essere rifatto durante la bella stagione per ammirare il verde che regna sovrano e magari inebriati dal caratteristico profumo di sambuco che simboleggia l’arrivo della primavera.

Mappa dell’itinerario

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